Microsoft annuncia il deployment service per Windows Update for Business

Microsoft è entusiasta di annunciare il servizio di distribuzione di Windows Update for Business. Questo nuovo servizio consente ai professionisti IT di soddisfare gli obiettivi di business delle loro organizzazioni e le esigenze dei loro utenti finali, indipendentemente da dove risiede un dispositivo: in ufficio, a casa o in viaggio.

Nell’ultimo anno, le organizzazioni sono passate rapidamente a strategie di lavoro a distanza, enfatizzando e sfruttando i servizi cloud più che mai. L’ approccio a Windows as a Service si è evoluto dal rilascio di Windows 10. Sono stati aggiunti più controlli e sviluppati framework per aiutare gli utenti a passare con successo al servizio cloud.

Microsoft AI è alla base delle decisioni di aggiornamento per oltre un miliardo di dispositivi in tutto il mondo e si impegna a rendere disponibili gli stessi controlli e la stessa tecnologia a ogni gestore di dispositivi. Il servizio di distribuzione è progettato come una soluzione di livello aziendale su questa piattaforma di manutenzione.

Queste tecnologie rappresentano un entusiasmante passo successivo nell’evoluzione di Windows as a Service.

Uno sguardo più da vicino al servizio di distribuzione di Windows Update for Business

Il servizio di distribuzione è un nuovo servizio cloud all’interno della famiglia di prodotti Windows Update for Business. Fornisce il controllo sull’approvazione, la pianificazione, il monitoraggio e la protezione del contenuto fornito da Windows Update ed è progettato per funzionare in armonia con i criteri di Windows Update for Business esistenti.

  • L’IT ha il controllo: Approvare e pianificare qualsiasi contenuto di Windows fornito da Windows Update, inclusi aggiornamenti delle funzionalità, aggiornamenti di qualità, driver e firmware. In qualità di professionista IT responsabile dell’organizzazione, se non ha approvato il contenuto, non verrà distribuito.
  • Facile da adottare: Il servizio di distribuzione è integrato con Microsoft Endpoint Manager, tramite controlli solo cloud o co-gestione in modo da poter adottare contenuti e funzionalità al proprio ritmo. Non c’è bisogno di “sollevare e spostare” l’organizzazione in una sola volta.
  • Reattivo al cambiamento: Fornire innovazione tramite servizi cloud ne semplifica l’adozione. Le funzionalità sono comuni in tutte le versioni del sistema operativo e non è più necessario installare un aggiornamento per accedere ai nuovi controlli di aggiornamento.
  • Conforme e incentrato sulla privacy: Certificazione ISO 27001, FedRAMP High, HiTRUST e SOC II.

Il servizio di distribuzione estende in modo significativo il piano di gestione disponibile per i dispositivi che si connettono a Windows Update. Consentirà di:

  • Pianificare le distribuzioni degli aggiornamenti in modo che inizino in una data specifica (es: distribuire 20H2 su questi dispositivi il 14 marzo 2021).
  • Distribuire in fasi per un periodo di giorni o settimane utilizzando espressioni avanzate (es: distribuire da 20H2 a 500 dispositivi al giorno, a partire dal 14 marzo 2021).
  • Ignorare i criteri preconfigurati di Windows Update for Business per distribuire immediatamente un aggiornamento della sicurezza in tutta l’organizzazione in caso di emergenza.
  • Garantire la copertura di hardware e software nell’azienda attraverso distribuzioni personalizzate per un gruppo di dispositivi univoco tramite il pilotaggio automatico.
  • Sfruttare Microsoft ML per identificare e sospendere automaticamente le distribuzioni su dispositivi che potrebbero essere interessati da una sospensione di salvaguardia.
  • Gestire gli aggiornamenti di driver e firmware proprio come gli aggiornamenti delle funzionalità e gli aggiornamenti di qualità.

Disponibilità

La versione di anteprima del servizio di distribuzione sarà disponibile per tutti i clienti Windows Enterprise nella prima metà del 2021. Queste funzionalità saranno rese disponibili tramite le nuove API di Microsoft Graph e il PowerShell SDK associato. Un’estensione a Update Compliance fornirà reportistica e supporto di monitoraggio per il servizio di distribuzione.

Per i clienti che cercano una soluzione integrata, Microsoft sta offrendo queste funzionalità anche tramite Microsoft Endpoint Manager. Ha iniziato con l’ aggiornamento delle funzionalità di Windows 10 in anteprima pubblica, e di seguito ha reso disponibili nuove funzionalità di reporting organizzativo e operativo, con ulteriori features di gestione degli aggiornamenti in arrivo nelle versioni future.

Per tutti i clienti aziendali, le funzionalità del servizio di distribuzione sono disponibili per i dispositivi aggiunti ad Azure AD e ad Azure AD Hybrid coperti da una licenza utente di Microsoft 365 o Windows 10 E3. Il supporto di Intune richiede una licenza Microsoft 365 E3 o entrambe le licenze Windows ed EMS E3.

Per ulteriori dettagli sugli scenari e sulle funzionalità disponibili tramite il servizio di distribuzione: https://aka.ms/WindowsAtIgnite.


Le informazioni presenti in questo post, sono prese dall’articolo: https://techcommunity.microsoft.com/t5/windows-it-pro-blog/announcing-the-windows-update-for-business-deployment-service/ba-p/2178419

Microsoft prepara Power Fx, un nuovo linguaggio low-code per la Power Platform

Microsoft sta cercando di semplificare ulteriormente l’accesso alla sua piattaforma low-code con un nuovo linguaggio chiamato Power Fx.

Microsoft è in continua evoluzione per rendere la sua Power Platform più facile da usare per i non programmatori. L’ultima aggiunta è un nuovo linguaggio a basso codice chiamato Power Fx. Molto probabilmente sarà annunciato all’evento virtuale Ignite, la prima settimana di marzo.

Power Fx si rivolge a un pubblico chiave della piattaforma: gli utenti di Excel. Il linguaggio, espresso nel testo, si basa sull’utilizzo di formule. Utilizzando Power Fx, gli utenti saranno in grado di personalizzare la logica sulla Power Platform. L’obiettivo è rendere davvero la strumento adatto alle persone con poca esperienza di programmazione.

Come nel caso di altri elementi della Power Platform, come Power Apps e Power Automate, gli utenti saranno in grado di aggiungere codice normale alle formule utilizzando gli strumenti di sviluppo tradizionali quando necessario. Molto probabilmente ci sarà anche una sorta di collegamento con Dataverse, Common Data Service (CDS), che consente agli utenti di archiviare e gestire i dati utilizzati dalle applicazioni aziendali.

Restate sintonizzati!


Le informazioni presenti in questo post, sono prese dall’articolo: https://www-zdnet-com.cdn.ampproject.org/c/s/www.zdnet.com/google-amp/article/microsoft-readies-power-fx-a-new-power-platform-low-code-language/

Ora disponibile in public preview la migrazione delle caselle postali tra tenant

Storicamente, quando un amministratore di Exchange Online doveva migrare le caselle postali da un tenant ad un altro, il modo tipico per farlo era rimuovere la casella da quello di origine e importarla in quello di destinazione.

Microsoft è felice di annunciare la public preview di un servizio di migrazione delle cassette postali cross-tenant, cioè che consente di spostarle tra tenant. Questo servizio elimina la necessità di eseguire l’offboarding e l’onboarding delle caselle mail, consentendo una migrazione più rapida e a costi inferiori. Ciò è particolarmente vantaggioso per le aziende che subiscono fusioni, acquisizioni, cessioni o scissioni.

Il nuovo processo di spostamento include una maggiore sicurezza, nonché la possibilità di definire l’ambito degli spostamenti. Il servizio utilizza un’applicazione Enterprise in Azure Active Directory (Azure AD) e Azure Key Vault, consentendo agli amministratori di gestire sia l’autorizzazione che l’ambito delle migrazioni delle caselle da un tenant a un altro. Questi spostamenti utilizzano un modello di invito e consenso per stabilire l’applicazione Azure AD Enterprise usata per l’autenticazione tra tenant.

Prerequisiti

Azure Key Vault viene utilizzato per archiviare e accedere in modo sicuro al certificato usato per autorizzare e autenticare la migrazione delle caselle. Per questo motivo, nel tenant di destinazione, è necessaria una sottoscrizione a questo servizio per eseguire il passaggio.

Per la public preview, è consigliabile eseguire gli script forniti da Microsoft con i permessi di amministrazione globale per configurare l’archivio e il certificato di Azure Key Vault, l’app per lo spostamento della cassetta postale, l’endpoint di migrazione e la relazione dell’organizzazione.

Nel tenant di origine, è necessario un gruppo di sicurezza abilitato alla posta prima di eseguire l’installazione. Questo gruppo verrà utilizzato per esaminare l’elenco delle caselle che possono essere spostate da un’ambiente all’altro, il che aiuta a prevenire lo spostamento di utenti indesiderati.

Per questa migrazione, avrai anche bisogno dei Tenant IDs per i tenant di origine e di destinazione, che puoi trovare utilizzando queste istruzioni.

Migrare le caselle di posta

Dopo aver impostato i prerequisiti necessari, incluse le relazioni tra tenant e le impostazioni di configurazione, gli amministratori possono utilizzare il cmdlet New-MigrationBatch per spostare le caselle tra gli ambienti. Il processo di spostamento esegue i controlli di autorizzazione necessari e, in tutti i casi, è sempre l’amministratore del tenant di destinazione che avvia lo spostamento (spostamento pull), proprio come per le migrazioni da on-premise a cloud. Attualmente, tutti gli spostamenti vengono attivati tramite PowerShell, ma il supporto per l’interfaccia di amministrazione di Exchange sarà presto disponibile.

In questo articolo, trovi i passaggi necessari per avviare le migrazioni di caselle postali cross-tenant. Mentre su GitHub, hai a disposizione utili dettagli sugli script forniti da Microsoft.


Le informazioni presenti in questo post, sono prese dall’articolo: https://techcommunity.microsoft.com/t5/microsoft-365-blog/cross-tenant-mailbox-migration-in-now-in-public-preview/ba-p/1692465

Oltre 350.000 server di Exchange sono ancora senza patch

Era stata rilasciata diversi mesi fa ma la sua adozione è stata lenta.

Oltre 350.000 server di Exchange sono ancora senza patch

Oltre 350,000 tra tutti i server Microsoft Exchange potrebbero non aver ancora adottato la patch contro la vulnerabilità dell’esecuzione remota del codice post-autenticazione CVE-2020-0688.
La conseguenza? Un forte impatto su tutte le versioni supportate di Microsoft Exchange Server.
La soluzione era presente all’interno della patch rilasciata da Microsoft il giorno 11 febbraio ma sono poche le aziende che l’hanno effettivamente applicata ai propri server.

Microsoft ha incoraggiato gli amministratori ad applicare la patch il più presto possibile, etichettandola all’interno dell’exploitability index assessment come “Exploitation More Likely“, accennando alla vulnerabilità e rilevando che potrebbe essere un bersaglio invitante per i mal intenzionati.

Microsoft ha inoltre dichiarato di anticipare i futuri attacchi alla vulnerabilità della remote code execution: per questo è ancora più importante installare la patch!!

Gli attacchi ai server di posta Exchange vulnerabili sono iniziati a febbraio e sono avvenuti dopo il rilascio di un report tecnico che illustrava nel dettaglio come funzionasse il bug.

Ora, quasi due mesi dopo, i ricercatori Rapid7 hanno usato il loro Project Sonar per scansionare Internet ed hanno rilevato che almeno l’82,5% dei 433.464 server Exchange sono vulnerabili al CVE-2020-0688.
A peggiorare le cose, c’è il fatto che molti dei server contrassegnati da Rapid7 come sicuri dagli attacchi risulterebbero comunque vulnerabili poichè molti update al server non includono l’update ai build number.

Ci sono due sforzi fondamentali che gli amministratori di Exchange e i team di sicurezza informatica devono intraprendere: verificare l’implementazione dell’aggiornamento e verificare la presenza di segnali di compromissione“, ha spiegato Tom Sellers, senior manager di Rapid7 Labs.
Gli account utente compromessi e gli account utilizzati negli attacchi contro i server Exchange possono essere rilevati controllando i Windows Event ed i IIS logs per porzioni di payload codificati, incluso sia il testo “Invalid viewstate” che la stringa __VIEWSTATE e __VIEWSTATEGENERATOR per le richieste a un percorso sotto /ECP.

Microsoft afferma che, poiché non esistono fattori attenuanti per questa vulnerabilità, è estremamente importante applicare la patch ai server prima che gli hacker possano individuarli e compromettere l’intera rete.


Le informazioni presenti in questo post, sono prese dall’articolo: A critical flaw in 350,000 Microsoft Exchange remains unpatched.

Windows Virtual Desktop: passato, presente e futuro

La virtualizzazione di Windows desktop ha fatto molta strada nel corso degli anni sin dalla sua uscita sul mercato nel 1998 quando portava le funzionalità di remote desktop su Windows NT Server 4.0 Terminal Server Edition.
Ora, infatti, abbiamo a disposizione la preview di Windows Virtual Desktop per Microsoft Azure.

Ma qual è la storia che si cela dietro agli ultimi sviluppi? E c’è qualche anticipazione su quanto avverrà in futuro?
Cerchiamo di riassumere in questo post l’evoluzione di Windows Virtual Desktop e capiamo dove siamo arrivati oggi.

Microsoft e Citrix in principio
Windows Virtual Desktop: presente e futuro

Microsoft e Citrix hanno un trascorso parecchio intrecciato: Citrix ha impiegato la maggior parte della sua esistenza come corporate a mettere assieme add-on per sistemi operativi Windows.
La loro collaborazione inizia nel 1990, quando Citrix acquisisce la licenza del codice sorgente di OS/2.
Citrix ottiene poi la licenza per il codice sorgente di Microsoft Windows NT 3.51 e, nel 1995, mette in commercio WinFrame, il primo vero e proprio prodotto multi utente per Windows diventato subito molto popolare dato che era venduto e supportato solo da Citrix.
Microsoft constatato il successo del prodotto, decise di non rilasciare a Citrix la licenza del codice sorgente di Windows NT 4. Piuttosto, lei stessa avrebbe rilasciato una propria versione di WinFrame, chiamata Terminal Server.
Microsoft fece un annuncio pubblicamente e le vendite di Citrix precipitarono con conseguenti perdite di dipendenti e investitori.
Così, le due aziende, entrarono in negoziato per risolvere le cose al meglio. Le trattative portano Microsoft ad ottenere la licenza della tecnologia ICA per il protocollo RDO e, in cambio, Citrix la possibilità di costruire Metaframe 1.0 e 1.8 per l’edizione terminal server di NT4.

L’accordo fece sì che ICA e i thin client diventarono un software trend. Negli anni 90, per le aziende che dovevano implementare Windows desktop e applicazioni su location remote e collegamenti di tipo slow feed, Citrix era il punto di riferimento.

Microsoft, dal 2001 in poi, sembro dare al computing del terminal Server una priorirà molto bassa.
Citrix, continuò a dominare il mercato con Presentation Server, che cambiò poi nome in XenApp e XenDesktop, che divennero poi Citrix Virtual Apps and Desktops.
Da quel momento, un intero ecosistema di end-user computing è partito attorno a questo progetto per estendere e supportare le funzionalità dei sistemi Citrix e di sessioni remote desktop.
Quando arrivò la VDI, poi, la cosa aumentò ulteriormente. C’erano altri competitors come VMware, Parallels e, più recentemente, Amazon ma, per la maggior parte di questi anni, Microsoft ha spinto perchè Citrix dominasse l’area di mercato e creasse grandi flussi di ricavo per le licenze RDSH.
Problematiche quali il print management, performance management, peripheral management ed il profile management aprirono opportunità ai vendor di terze parti che entrarono nell’ecosistema.

Durante tutto questo periodo, però, gli osservatori del settore si sono chiesti se Microsoft avrebbe mai potuto prendere il controllo sul core market di Citrix.
Vi sono state diverse ripetizioni di RDSH su cui sono state fatte speculazioni: la gente, infatti, si chiedeva se tutte queste ripetizioni avrebbero segnato la fine di Citrix.
Così non sembra: con Windows Virtual Desktop, Microsoft si sta muovendo verso una nuova direzione.

Windows Virtual Desktop oggi
Windows Virtual Desktop: presente e futuro

Quindi cosa sappiamo di Windows Virtual Desktop?
Prima di tutto, sappiamo chi è il riferimento. Scott Manchester è a capo di RDSH in Microsoft e guida un team di 70 persone: numero che include anche lo staff precedentemente appartenente a FSLogix.
L’acquisizione di FSLogix è stata pensata per essere aggregata al servizio e risponde ad una delle maggiori problematiche derivanti da ambienti non persistenti: la gestione del profilo dell’utente.

Windows Virtual Desktop è stato annunciato formalmente al Microsoft Ignite nel Settembre 2018.
È un servizio basato su RDMI, la nuova evoluzione di Remote Desktop Services.

Azure only
Il servizio è di tipo Azure only: dovete quindi acquistare una sottoscrizione Azure.
Includerà Microsoft Office ProPlus, e gli strumenti di conditional access e loss prevention.
La preview è già disponibile mentre è slittata la general availability. In questa versione, potrete avere le applicazioni full desktops e pubblicate o un mix di entrambe.
Perciò, nonostante il nome Windows Virtual Desktop rimandi ad un servizio full VDI, è possibile utilizzarlo anche per il delivery delle applicazioni.

Questo servizio è multitenant: questo significa che e supporterà i gruppi con molteplici tenant, il che lo rende l’ideale per i solution provider.
Vi sono diverse opzioni di connettività che includono un web client HTML 5, lo strumento di RemoteApp and Desktop Connections ed una client app WVD. Questo permetterà le connessioni fra dispositivi mobili quali Apple ed Android.

E, infine un interessante stratagemma: la funzionalità virtual machine di Windows 7 è offerta con tre anni di supporto esteso senza costi aggiuntivi.
Questa è una mossa molto interessante perchè permette di trasferire le applicazioni legacy all’interno del cloud di Azure.
Prevalentemente, però, WVD è pensato per essere costruito su Windows 10, il che include Windows 10 multiuser. Questo, potrebbe diventare un rimpiazzo a lungo termine per RDSH.

Windows Virtual Desktop è essenzialmente gratuito: è anzi possibile che abbiate già accesso al servizio per le licenze in vostro possesso.
Se avete licenze di Microsoft 365 E3, E5 o F1 o licenze Windows E3 o E5 allora il servizio è già incluso.
Potete eseguire una multi-sessione Windows 7, Windows 10, Windows 10 Enterprise o Windows Server 2012 R2+ VMs nella vostra sottoscrizione Azure.
Potete utilizzare gli attuali strumenti di management quali SCCM e Microsoft Intune ma ovviamente pagherete per le risorse virtual machine che utilizzate nel cloud.

Il WVD è un servizio di tipo infrastructure-as-a-service o platform-as-a-service?
Essenzialmente, potrebbe essere considerato un platform-as-a-service plus. Questo perchè Microsoft gestisce anche il delivery di alcune applicazioni quali, ad esempio, Microsoft Office. Microsoft si occuperà di tutti gli aggiornamenti di sicurezza che possono essere un grande onere per molti business.
In ogni caso, ciò che pesa sull’amministratore non è la distribuzione degli update ma come assicurarsi che tutte le linee di business application rimangano correttamente in azione.
Questo significa che gli amministratori che adottano Windows Virtual Desktop potrebbero dover considerare di cambiare il ciclo di test delle loro applicazioni tradizionali.
Ma WVD renderà più semplice alle aziende utilizzare virtual desktops e virtual applications e rimuovere molti dei costi e delle complessità degli strumenti tradizionali.

Come abbiamo detto, il servizio è attualmente disponibile in preview.
Supporta applicazioni e desktop “personal” e “pooled”. Potete utilizzare qualsiasi di macchina, anche dispositivi con GPU. Il piano di controllo funziona attualmente solo negli Stati Uniti ma verrà presto esteso ad altre regioni. Avete bisogno anche di Azure Active Directory e Active Directory standard.

Due opzioni di scalabilità integrate
Windows Virtual Desktop supporta due opzioni di scalabilità integrate chiamate breadth mode e depth mode:
– il breadth mode distribuisce uniformemente gli utenti su tutte le macchine virtuali disponibili dando all’utilizzatore la migliore performance ma, potenzialmente, il più alto costo;
– il depth mode riempie ogni VM fin quando non è piena prima di passare alla successiva. Questa modalità potenzialmente fornisce peggiori performance ma una gestione dei costi più efficiente.

Questa nuova versione di Windows esiste, almeno in parte, perchè molti osservatori di settore credono che Microsoft, prima o poi, voglia ritirare il ruolo RDSH da Windows Server.
Microsoft non l’ha mai dichiarato apertamente, RDSH è presente all’interno di Windows Server 2019 ed include nuove ottimizzazioni per l’utilizzo su cloud. In ogni caso, Microsoft ha dichiarato che “non crede che i server abbiano bisogno o debbano avere le esperienze personalizzate che fornisce Windows 10”.
La feature di desktop experience in Windows Server 2019 non include molte delle funzionalità presenti di Windows 10, come il supporto per Cortana, il Microsoft Store, Edge e il supporto per Office 365 ProPlus.
Infatti, molti workload di tipo modern server che sono in esecuzione su Windows Server Core, non richiedono neanche una GUI o un desktop.

Il ruolo RDSH rappresenta una delle due funzionalità di Windows Server che attualmente richiedono la GUI completa.
Ed è proprio qui che la variante multiutente di Windows 10 entra in gioco: supporta infatti tutti gli ultimissimi aspetti di Windows 10 perchè si basa sulla normale versione client di Windows 10, con estensioni multi-utente. Questo significa che ha tutte le funzionalità che sono escluse da RDSH su Windows Server 2019, riceve aggiornamenti semestrali e la ricerca desktop è ottimizzata per l’ambiente multiutente. In ogni caso, al momento, è disponibile soltanto sul cloud Azure.
Microsoft lo presenta come il meglio di entrambi i mondi: ha la scalabilità di RDSH, combinata alla compatibilità alle applicazioni, user experience e funzionalità di Windows 10.

Office 365 è un componente cruciale sia per Microsoft che per Windows Virtual Desktop. Conta 135 milioni di sottoscrizioni e oltre 1 miliardo di utenti (dato del 3 trimestre 2018).

Windows Virtual Desktop: passato, presente e futuro

Microsoft attualmente sta spingendo Microsoft 365 rispetto a Office 365.
Come molti di voi sapranno, Office 365 è la suite di produttività cloud-based che include app quali Outlook, Word, PowerPoint e molte altre.
Microsoft 365 è invece un bundle di servizi al cui interno è compreso Office 365.
Microsoft 365 ha come asset principali la sicurezza ed il device management (con Intune) ed include i diritti di licenza di Windows 10 e WVD.

Un dettaglio fondamentale è che se Windows 10 multi-licenza rimpiazza RDSH e Office click-to-run è disponibile solo su Windows 10, non potrete più avere Office 365 ProPlus sul Server 2019.
Questo significa che le installazioni di Office sui Server RDSH non saranno più possibili e, col fatto che Windows 10 multiuser sia Azure only, i desktop o le applicazioni condivise sui session host saranno disponibili solo dal cloud Azure.
Questo è sicuramente un punto molto discusso e per cui molti utenti sono in attesa di risposta ma, per come stanno le cose ad oggi, Office 2019 non sarà disponibile su Server OS. Se avrete bisogno di eseguire una multisessione OS di Office 365 dopo il 2025 (anno in cui termina il supporto di Server 2016) sarà obbligatoriamente su Azure.

Questo punto si integra anche nel dibattito che la versione multi utente di Windows 10 sarà resa disponibile on-premises o attraverso strumenti quali Azure Stack.
Ripetiamo che Microsoft non ha fatto nessun annuncio formale ma vi sono dei rumor in merito.

Windows Virtual Desktop: passato, presente e futuro

E Citrix?
Chiediamoci ora cosa comportino tutte queste funzionalità e cambiamenti per Citrix.
Potete già implementare un “Windows Virtual Desktop” nel cloud di Citrix: è chiamato Citrix Cloud e funziona molto bene.
Però sembra che la tecnologia Microsoft WVD entri a gamba tesa all’interno del core business di Citrix e, con il fatto che Office sia integrato, l’iniziativa entra in concorrenza con Citrix.

Quest’ultimo mantiene le altre funzionalità all’interno del portofolio prodotti che permetteranno alle aziende enterprise di costruire su Windows Virtual Desktop.
NetScaler, Workspace, app layering, workspace environment management, SD-WAN…sono tutte componenti della suite Citrix che possono essere create a partire dal servizio Microsoft.
Citrix ha anche il suo proprio desktop service chiamato Citrix Managed Desktops e pronto ad essere eseguito sul servizio WVD.

Inoltre, di recente, Citrix ha fatto due acquisizioni – Cedexis e Sapho. Quest’ultimo, in particolare, si presenta come uno strumento con le potenzialità necessarie ad aggiungere grande valore all’offerta Citrix. Porta infatti workflow e micro applicazioni che forniscono una più stretta integrazione con le funzioni di business.
Citrix è sicuramente impegnato e sotto pressione per fornire qualcosa di convincente dal punto di vista del costo e delle licenze. Anche se tecnicamente più immaturo rispetto a Microsoft, la variabile del prezzo stuzzicherà la curiosità di molte aziende.

Dal punto di vista Microsoft, possiamo interpretare la tecnologia WVD come una una mossa audace legata ai cambi di direzione avvenuti con Satya Nadella: ad esempio la volontà di abbracciare concetti e tecnologie non Windows come i container e Linux.
Resta da capire come si adatterà ad ambienti più grandi in cui Citrix ha ottenuto grandi successi negli ultimi 20 anni.
Il licensing di Office 365 su Server OS e la futura availability di Windows 10 multiuser sono due punti fondamentali in questa discussione.
Infine, l’offerta del supporto gratuito di Windows 7 è un modo interessante per ottenere seguito in WVD stuzzicando i clienti a fare il grande passo con le applicazioni legacy.

Staremo a vedere come andranno le cose: quel che è certo è che Microsoft, rendendo questo servizio disponibile, si è assicurata che i prossimi anni di End user computing siano molto interessanti!


Le informazioni presenti in questo post, sono prese dall’articolo: WINDOWS VIRTUAL DESKTOP.